Ecco come Dop e Igp si preparano alla transizione ecologica

Un viaggio nell’eccellenza dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano. Un viaggio partito ieri dalla Sicilia e che si concluderà il 20 a Milano in cui “Dop e Igp incontrano il futuro”. Che è già oggi perché è da oggi che bisogna prepararsi alla transizione ecologica adeguandosi culturalmente, sul piano dell’organizzazione, delle coltivazioni, delle produzioni. L’intera filiera si sta preparando ragionando su tracciabilità e trasparenza: dal contadino al ristoratore. Un tema che merita attenzione come hanno capito i vertici di Qualivita, Origin Italia e McDonald’s che hanno organizzato questo viaggio in collaborazione con Il Sole 24Ore: prossime tappe l’Emilia Romagna (il 13 maggio) e Il Veneto (il 17 maggio) dopo la prima che si è tenuta ieri. Con un occhio alla qualità, ovviamente, e un altro al mercato che poi, è così, chiede sempre di più qualità e trasparenza.

Le scelte della Generazione Z

Lo chiedono i ragazzi della Generazione Z intervistati dall’Istituto AstraRicerche che a maggioranza mostrano predilezione per il cibo locale e una spiccata sensibilità per le tematiche ambientali. In questo scenario la ristorazione in Italia ha una immagine molto positiva: è considerata parte fondamentale dell’economia (76.3%), in grado di dare lavoro (72.8% – in Sicilia la percentuale sale al 75%) e con un forte e positivo impatto sull’alimentazione nel nostro Paese: perché ha reso possibile l’accesso a prodotti alimentari speciali (per qualità, tipicità 64.0%, in Sicilia il 66%), a cibo di alta qualità ma a prezzi ragionevoli (61.0%, in Sicilia 65%).Dalla ristorazione ci si aspetta un rapporto positivo con il consumatore in termini di educazione agli stili alimentari (64.6%) e di ‘spinta’ ad essere cittadini responsabili (67.1%); il 67.1% desidera che la politica ambientale dei locali in cui si reca sia ben esplicitata, e il 64.9% preferirà i punti di ristorazione che lo faranno (in Sicilia il 67%).

«In questi anni McDonald’s è riuscito a portare al grande pubblico le eccellenze del Made in Italy, tradizionalmente considerate di nicchia, riuscendo a educare i clienti sulla qualità e sui prodotti italiani – afferma Mario Federico, amministratore delegato di McDonald’s Italia –. Così oggi, in uno scenario mutato, cogliamo la nuova sfida della transizione ecologica, un percorso che dobbiamo cogliere insieme a tutta la filiera agroalimentare, di cui noi siamo l’ultimo anello, il vero punto di contatto con le giovani generazioni. Io credo che la ristorazione in questo abbia un ruolo fondamentale perché intercetta le esigenze dei consumatori, e può farle risalire lungo tutta la filiera suggerendo agli altri attori quali azioni concrete mettere in pratica».

Biologico: le potenzialità della Sicilia

Particolarmente interessanti i numeri e le analisi sulla Sicilia vista dal fronte dell’impatto sia dell’agricoltura in generale che, in particolare, di Dop e Igp. L’isola che è la prima regione italiana per superficie coltivata a biologico con 370mila ettari può contare, secondo i dati Qualivita, su 153mila aziende agricole, un totale di 1,4 milioni di ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) e un valore alla produzione di cinque miliardi e qui avviene il 60% della produzione agrumicola nazionale. Non solo. per quanto riguarda Dop e Igp, la Sicilia totalizza 66 prodotti con un valore alla produzione di 534 milioni di cui 35 dell’agroalimentare e un valore alla produzione di 65 milioni e 31 del settore vino con un valore alla produzione di 470 milioni. «In Italia un ettaro su cinque coltivato a biologico si trova in Sicilia, un agricoltore su 7 si trova in Sicilia ma meno di un preparatore su 10 si trova in Sicilia – dice il direttore di Qualivita Mauro Rosati – il che vuol dire che gran parte del prodotto bio siciliano viene trasformato da altre parti dell’Italia o all’estero e quindi non riesce a prendere tutto il valore del biologico. Una riflessione su come mettere insieme le filiere bio e le filiere Dop e Igp in Sicilia per far rimanere il valore nell’isola forse sarebbe importante da fare».

Consorzi di tutela pronti alla transizione

E in questo quadro è fondamentale l’impegno ma anche il sostegno ai Consorzi di tutela, come spiega Cesare Baldrighi presidente di Origin Italia che rappresenta 70 consorzi di di tutela e il 95% della produzione Dop e Igp: «Noi troviamo che l’aspetto della certificazione che inevitabilmente tutte le Dop e Igp devono essere in grado di produrre sia un elemento di garanzia che si può offrire ai nostri interlocutori – dice Baldrighi –. E all’interno di questo disegno di questa necessità anche gli elementi che possono andare incontro alla transizione ecologica e la possono accogliere possono diventare un elemento cogente per ogni singola filiera. C’è la forza importante dei consorzi di tutela di mettere all’interno delle loro regole certificate anche tutti questi aspetti che riguardano l’ecologia, lo sviluppo e la transizione ecologica. Ma i consorzi vanno sostenuti».

Source link

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *