Con le chiusure di aprile 1,5 miliardi di euro di cibi invenduti

La chiusura per tutto aprile del servizio al tavolo e al bancone di bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi costa caro al made in Italy agroalimentare, con vini, birre e cibi invenduti per un valore stimato in 1,5 miliardi nell’arco del mese. Le stime arrivano dalla Coldiretti che, ricorda, a soffrire insieme ai ristoratori ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari. In alcuni settori, come quello ittico e vitivinicolo, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato. Ma ad essere stati colpiti sono anche i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, fino ai formaggi.

La riduzione della domanda di prodotti da parte della ristorazione pesa su quasi una azienda agricola su cinque (18%), sostiene la Coldiretti. Tra le preoccupazioni degli imprenditori agricoli c’è anche l’aumento dei costi di produzione (7,5%) che riguarda le materie prime, dai prodotti energetici agli alimenti per il bestiame, mentre il 6,9% segnala la mancanza di liquidità per fare fronte alle spese correnti. Il 9,5% delle aziende agricole addirittura ritiene che non sia possibile tornare alla situazione antecedente all’emergenza Covid. Eppure, nonostante le difficoltà durante la pandemia – precisa la Coldiretti – più di quattro aziende agricole su dieci (40,8%) non hanno ricevuto alcun tipo di sostegno economico statale, europeo o altre forme di aiuto.

«L’emergenza globale provocata dal Covid ha fatto emergere una consapevolezza diffusa sul valore strategico rappresentato dal cibo e sulle necessarie garanzie di qualità e sicurezza – ha detto il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini -. Per cogliere l’opportunità storica del Recovery Plan abbiamo elaborato e proposto per tempo progetti concreti immediatamente cantierabili per l’agroalimentare con una decisa svolta verso la rivoluzione verde, la transizione ecologica e il digitale, in grado di offrire un milione di posti di lavoro green entro i prossimi 10 anni».

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