Fondi Ue per lo sviluppo rurale, le regioni italiane snobbano i giovani

Nonostante un cospicuo ritorno alla terra da parte dei giovani italiani, i fondi europei per lo sviluppo rurale della programmazione 2014-2020 li hanno snobbati. Dall’analisi della Coldiretti sulle domande Psr presentate sul Bando per l’insediamento in agricoltura, infatti, emerge che addirittura un giovane su due non potrà accedere alle agevolazioni per l’insediamento. «Su 39.923 domande presentate per i bandi fino a luglio 2020, quelle ammesse al finanziamento sono 18.273 – spiega Stefano Leporati, dell’area economica della Coldiretti -. Inoltre le domande pagate su quelle presentate risultano pari a 10.511 e cioè poco più del 26%». Insomma, solo una su quattro. Le regioni italiane rischiano di perdere una occasione, nella programmazione dei bandi hanno sottovalutato il desiderio degli under 40 italiani di lavorare in campagna: nel 2020, rispetto a cinque anni prima, i giovani nei campi sono cresciuti del 14%.

Il bilancio

Il ministero dell’Agricoltura ha appena fatto sapere che sono ammontati a oltre 3 miliardi di euro i finanziamenti erogati nell’esercizio 2020 in favore del settore agricolo attraverso i Programmi di sviluppo rurale, cofinanziati dall’Unione europea grazie al Feasr. Complessivamente, alla fine del 2020 sono stati utilizzati 12,1 miliardi di euro (58%) dei 20,9 miliardi di fondi assegnati all’Italia per l’intero periodo 2014-2020. E se è vero che per spendere gli altri 9 miliardi potranno essere utilizzati i prossimi 3 anni di tempo, è anche vero che il nostro Paese non brilla per capacità di sfruttare i finanziamenti di Bruxelles. Non solo non brilla: ha persino fatto peggio del precedente periodo di programmazione.

«Al 31 dicembre 2020 – ricorda ancora Leporati della Coldiretti – il livello di spesa delle politiche di sviluppo rurale in Italia dei Psr regionali è stato pari al 57,9%. Nel periodo 2007-2013 la quota utilizzata era pari al 65,87%. Rispetto alla precedente programmazione, quella attuale sconta un ritardo pari al – 8%». Il che, in denaro sonante, si traduce in 1,5 miliardi di euro di mancata spesa rispetto al passato che potevano già essere erogati agli agricoltori. Le ragioni del ritardo? «Un po’ è colpa dell’eccessiva burocrazia dell’attuale programmazione – sostiene Leporati – un po’ è responsabilità dei troppi pochi bandi fatti: optare per un solo bando per più anni invece di bandi annuali a sportello ha di certo comportato un peggior utilizzo dei fondi».

Il caso emblematico della Puglia

Su 23 programmi, di cui due nazionali, dieci sono sopra la media nazionale di spesa. Tra quelli con la dote più alta, primeggia il Veneto (69,49%) seguito dall’Emilia-Romagna (66,72%), dalla Calabria che ha certificato il 65,26% su 1,09 miliardi di euro e dalla Sardegna (64,74% su 1,29 miliardi). Bene anche Bolzano, Trento, Valle d’Aosta e Molise. Sopra il 60% anche il Psr Nazionale. Nelle ultime posizioni Marche (41,79%), Abruzzo (47,27%) e Puglia (41,74%) il cui caso è emblematico: prima nella certificazione di spesa del Fesr e del Fse ma l’unica a rischiare di perdere 95 milioni di finanziamenti comunitari del Feasr per il ritardo che non è riuscita a recuperare nonostante la deroga ottenuta da Bruxelles lo scorso anno.

È la situazione più eclatante e merita una spiegazione dettagliata, anche per evitare strumentalizzazioni. Il primato per Por Puglia Fesr-Fse è stato ottenuto grazie a due elementi: 1) una macchina amministrativa ben rodata e con una capacità di programmazione riconosciuta anche a Bruxelles che ha permesso di certificare 1,3 miliardi di spese nel 2020, nonostante la pandemia e lo smartworking; 2) la riduzione del cofinanziamento nazionale per circa 2,5 miliardi dirottati sul Poc (il programma operativo complementare) come avevano già fatto negli anni scorsi le altre regioni. Ciò ha consentito di assorbire una quota maggiore di finanziamenti comunitari. La spesa comunque c’è stata ed è stata rilevante: più di 600 milioni sono andati alle misure anticovid e (per due terzi) al sostegno alle imprese durante l’emergenza, il resto a progetti già in corso.

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